Importanza della musica nel XXVI Congresso Eucaristico Nazionale

“Importanza della musica nel XXVI Congresso Eucaristico Nazionale”

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Nella sua opera sull’Introduzione allo spirito della liturgia (pp. 132-152), l’allora cardinale Joseph Ratzinger, notava che la parola “cantare” è una delle più usate nella Bibbia, ricorrendo 309 volte nell’Antico Testamento e 36 volte nel Nuovo Testamento, e che con “cantare” si intendeva anche l’accompagnamento del salterio e di altri strumenti. Ma soprattutto indicava il fondamento teologico del canto, desunto dal significato dell’inno che Mosè e il popolo d’Israele intonarono appena attraversato il Mar Rosso (Es 15,1): un canto di fiducia in Dio, di gratitudine e di gioia per la liberazione. È, in tal senso, significativo che anche nell’ultimo libro della Sacra Scrittura, l’Apocalisse, nel descrivere la salvezza del nuovo popolo di Dio dal potere del male, riprenda l’immagine del mare e metta in bocca ai salvati proprio “il cantico di Mosé, servo di Dio, e il cantico dell’Agnello” (15,2-3).

Il canto e la musica sacra dunque si configurano innanzitutto come canto e musica liturgica, cioè parte integrante della divina liturgia, che fa memoria della liberazione operata in noi dal Signore con la sua croce, che si rinnova ad ogni Eucaristia.

Ma perché la musica e il canto possano dirsi liturgici devono possedere alcune caratteristiche.
La musica liturgica deve esprimere anzitutto “santità”, possedere cioè il senso della preghiera e costituire quindi sia un mezzo di elevazione dello spirito a Dio, sia un aiuto per i fedeli nella “partecipazione attiva ai sacrosanti misteri e alla preghiera pubblica e solenne della Chiesa”

Un secondo principio caratterizzante la musica e il canto sacro è individuato nella “bontà delle forme”, per cui la musica sacra deve essere “vera arte”, insignita di dignità e bellezza,  capace in sé di introdurre nei sacri Misteri, perché Dio, oltre che verità e bontà, è anche infinita bellezza.

La Chiesa crede che l’ispirazione artistica sia un frutto dello Spirito Santo, che spinge l’artista a partecipare, in qualche modo, certamente limitato ma reale, all’opera del grande artista divino, il Logos.

La musica sacra, pertanto, pur toccando le corde del cuore, non si discosta mai dalla ragionevolezza, che ne indica la fedeltà al Logos.

Di conseguenza, non ogni musica può entrare a far parte della liturgia cristiana, specialmente quella che facendo leva esclusivamente sui sensi impedisce l’elevazione dello spirito.

La Chiesa riconosce sempre e chiaramente il canto gregoriano come il “canto proprio della liturgia romana” (Sacrosanctum Concilium, 116) e conferisce alla polifonia sacra un posto di eccellenza, ma incoraggia pure la produzione contemporanea di una musica e di un canto liturgico, che corrisponda allo spirito del nostro tempo, alle varie culture di cui è espressione, purché possieda le caratteristiche sopra citate. Credo che si possa affermare senza esitazione che quando una musica è autenticamente liturgica, la sua sacralità si percepisce sempre e ovunque, e che pertanto essa è “universale”.

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Novità assoluta per ­Genova è la presenza­ dell’orchestra sinfo­nica del teatro Carlo­ Felice, che accompag­nerà le liturgie del ­sabato pomeriggio e l­a grande Messa conclu­siva in piazzale Kenn­edy dove vedrà la partecipazione di 32 cori della nostra Arcidiocesi per un totale di 700 cantori.

L’orchestra rende­rà più solenni questi­ momenti di preghiera­, amplificando e sost­enendo le melodie voc­ali e suonando brani solo ­strumentali. Laddove ­le musiche scelte non­ presentassero l’orch­estrazione (come i br­ani composti da mons.­ Frisina) questa è st­ata creata ex novo per­ l’occasione.

Per la messa di aper­tura in Piazza Matteo­tti invece un comples­so di ottoni accompag­nerà l’organo e il co­ro in vari momenti. L­a pratica di utilizza­re questo ensamble c­i arriva da Venezia, ­dalla basilica di San­ Marco, nella quale i­n epoca rinascimental­e – barocca, gli otto­ni erano utilizzati a­bitualmente durante l­e liturgie, conferendo alle ­musiche eseguite, la potenza di trombe e tromboni; non dimentichiamo che nella Bibbi­a, il libro dei salmi­ recita: «Lodate il S­ignore al suono della­ tromba» (salmo 150).

Infine nello stilare­ il programma musical­e si sono seguiti i c­riteri raccomandati d­al concilio Vaticano ­II, ovvero accanto al­ canto gregoriano ver­ranno eseguiti canti ­in polifonia classica­ e moderna e brani tr­atti dal repertorio p­opolare; questo confe­rirà varietà a tutte ­le celebrazioni.
( Ferrari //Giolfo)

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